Le Case Romane del Celio

Sotto la Basilica dei Ss. Giovanni e Paolo si nasconde un sito tutto da scoprire.

Case RomaneLe Case romane del Celio rappresentano una piacevole scoperta nel cuore di Roma, sia per chi in questa città ci abita ma l’attraversa ormai distrattamente e per chi ha il piacere di viverla e scoprirla da turista.

Sul Colle Celio, tra il Colosseo e il Circo Massimo, nei sotterranei di una delle più belle basiliche paleocristiane della città, la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, si nasconde un vero e proprio complesso di più edifici risalenti all’età imperiale, al cui interno possiamo rivivere in una sorta di viaggio nel tempo la quotidianità della vita in età imperiale, avvicinandoci anche emotivamente alle credenze religiose e ai sentimenti più intimi dei suoi abitanti. La casa è, infatti, il luogo della memoria, degli affetti domestici, il luogo dei vissuti quotidiani che scandiscono le esistenze, intrecciando e narrando molteplici storie personali. Addentrandoci negli ambienti perfettamente conservati e splendidamente affrescati delle Case Romane del Celio non possiamo ammirare la struttura architettonica e il ricco apparato decorativo senza richiamare alla mente le vicende personali di coloro che hanno vissuto in questi ambienti.
Procedendo dall’ingresso verso l‘interno della domus, ne scopriamo a poco a poco la vastità e la ricchezza di stratificazioni, oltre 20 ambienti in gran parte affrescati e disposti su più livelli, e le sue fasi di utilizzo, ciascuna della quali, già da sola, giustificherebbe la fama e il valore storico-archeologico del luogo. L’articolato complesso abitativo residenziale, sorto tra il I e il IV secolo d.C. alle pendici del Celio, testimonia uno straordinario spaccato di vita quotidiana in età imperiale, le cui vicende domestiche e private seguono le sorti di Roma: dal suo apogeo al declino; dai culti pagani alla progressiva diffusione del culto cristiano sia in forma domestica che successivamente comunitaria.

Dal punto di vista architettonico, le domus del Celio sono il risultato di trasformazioni plurisecolari e della fusione di più edifici residenziali, tra i quali va ricordata una lussuosa domus dell’inizio del II secolo, articolata su due livelli, uno dei quali, l’inferiore, è occupato da un piccolo impianto termale. Oltre alla domus, occorre menzionare la struttura principale che si affaccia sul Clivo di Scauro e che occupa gran parte del percorso di visita. Si tratta di un’insula, ovvero un caseggiato popolare a più piani dell’inizio del III secolo d.C.. L’insula, rispettando le caratteristiche di questa diffusa tipologia abitativa intensiva romana, si articola in una zona commerciale al piano terra, caratterizzata da un portico, attraverso il quale si accede dal Clivo di Scauro all’interno dell’attuale domus, e da una fila di botteghe e magazzini affacciati sul portico e allineati all’asse viario.

Nel corso del III secolo d.C., complice la crisi demografica ed economica della città, fu necessario rivedere la destinazione d’uso delle strutture. Entrambi gli edifici furono acquistati da un unico proprietario che volle unirli e trasformarli, al piano terra, in una domus unifamiliare, quella che oggi visitiamo, arricchita in più fasi da un apparato decorativo, in prevalenza di III e IV secolo, che sorprende per lo stato di conservazione e per la ricchezza iconografica dei temi. Ricordiamo tra i numerosi ambienti affrescati: la Sala dei Geni, caratterizzata da delicate decorazioni naturalistiche, che contribuiscono a trasformare l’originario magazzino commerciale dell’insula nell’elegante triclinio della nuova domus; la Sala dell’Orante con le enigmatiche decorazioni a carattere religioso e sincretistico che ornano la volta; e, per finire, la raffinata decorazione di ispirazione marina che campeggia con le sue megalografie nel cosiddetto Ninfeo di Proserpina.

Ci troviamo di fronte a tante storie racchiuse in una sola. è noto come il complesso residenziale del Celio, sul quale fu costruita alla fine del IV secolo d.C. l’attuale basilica dei SS. Giovanni e Paolo, sia per la tradizione cristiana l’abitazione dei due fratelli, soldati cristiani, Giovanni e Paolo. Una Passio del VI secolo d.C. tramanda la notizia che nella casa alle pendici del Celio i due avrebbero subito il martirio per mano di un sicario, inviato dall’imperatore Giuliano l’Apostata (siamo intorno al 362 d.C.). I loro corpi sarebbero poi stati occultati in un sottoscala, segreto luogo di sepoltura. La costruzione della basilica ad opera del senatore Pammachio, ultimo proprietario della domus, sotterra e cancella la struttura residenziale, ma custodisce e preserva per i posteri il culto cristiano. A partire dalla seconda metà del IV secolo, all’interno della domus è attestata la presenza di un culto cristiano, localizzato nella cosiddetta Confessio, una piccola Cappella di culto, eretta in corrispondenza del già citato sottoscala e raggiungibile da un sistema di doppia scala per facilitare il flusso e il pellegrinaggio dei fedeli. è per proteggere e ampliare questo luogo di culto che viene eretta la basilica alla fine del IV secolo.

Dall’ingresso fino all’antiquarium posto al termine del percorso, il visitatore attraversa la dimensione spazio-temporale in una sequenza di sale che narrano il continuo divenire e i continui cambiamenti degli ambienti e definiscono le trasformazioni stesse della città. Gli spazi che attraversiamo sono, infatti, al contempo le strutture artigianali e commerciali, poste in origine al piano terra dell’insula (ovvero il portico con la fila di botteghe e magazzini allineati), ma anche le sale affrescate della domus di III secolo, nata in epoca successiva all’insula in seguito alla fusione di più edifici. E sono, infine, le stanze attraversate dai pellegrini cristiani per raggiungere il luogo di culto interno alla domus (la Confessio).

Spetta al visitatore sottolineare e inseguire una sola chiave di lettura o saper cogliere all’unisono la pluralità del valore storico, archeologico, artistico e religioso custodito in questi spazi, che non trovano a Roma e nel mondo un parallelo per importanza e bellezza.

Le iniziative culturali

La società cooperativa sociale Spazio Libero si occupa dal 2002 della gestione delle Case Romane del Celio, di proprietà del Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto, accogliendo i visitatori e offrendo loro la possibilità anche di vivere sensazioni e esperienze uniche.

E’ possibile, infatti, in orario serale scoprire la domus accompagnati da un archeologo e da un attore in un coinvolgente percorso arricchito da intermezzi teatrali tratti da autori di età imperiale quali Properzio, Marziale, Giovenale, che ci narrano in prima persona e sottolineano gli aspetti della quotidianità presentati dalla guida. La visita teatralizzata dal titolo “Sotto il Celio: archeologia e spettacolo alle domus romane” viene proposta mensilmente o per gruppi privati anche in lingua straniera.

Non solo testi e ricostruzioni virtuali, alle Case del Celio si sperimenta anche l’archeologia del gusto! Chi non vorrebbe provare l’emozione di partecipare a un banchetto all’interno di una splendida dimora romana? Cosa mangiavano i romani in età imperiale? Che gusto avevano le ricette di Apicio? Quale il piatto preferito di Cicerone? E’ possibile scoprire il sapore della cucina dell’antica Roma grazie a un progetto di archeologia sperimentale applicata alla cucina che Spazio Libero porta ormai avanti da anni. Vi lavora un’equipe di archeologi, studiosi della storia dell’alimentazione e di cuochi con il compito di riprodurre e adattare ai nostri palati il gusto degli antichi sapori in maniera scientifica, partendo da ricette di cuochi o scrittori che hanno lasciato pagine di arte culinaria in latino tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C., ma anche attraverso i celebri trattati di cucina rinascimentale di Bartolomeo Scappi o di Maestro Martino da Como, il principe dei cuochi.

Si parte dall’analisi delle fonti scritte, si passa allo studio delle proporzione degli ingredienti, al difficile reperimento di spezie – a volte ormai totalmente in disuso – e, infine, all’armonizzazione dei sapori e degli odori per condurre i commensali direttamente in un banchetto all’interno di una antica domus romana.

Autore dell'articolo: wp_7221357

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